FORUM DELLE IDEE
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26 dicembre 2011
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Fiorello Cortiana
La crisi anche come opportunità

A che serve l'Italia
lunedì, 17 maggio alle ore 18,30 al Teatro Parenti di Milano (via Pierlombardo)
organizzato da Umberto Croppi, con Fiorello Cortiana, Peppe Nanni, Sergio Scalpelli, Bruno Tabacci, Marco Vitale

A che serve l'Italia, I incontro, Roma 15 aprile 2010 (Radio radicale- audio integrale)

A che serve l'Italia. La mancanza di un punto di domanda dopo queste parole impegna tutte le persone libere e responsabili a vivere la crisi che il paese sta attraversando non come deriva verso la dissoluzione del patto civile, ma come condizione e opportunità per il cambiamento. A che serve l'Italia è il titolo di un ciclo di incontri organizzati dall’assessore alla Cultura di Roma Umberto Croppi, che dopo il debutto romano vedranno un secondo round lunedì prossimo a Milano.

L'idea è nata anche da una serie di considerazioni sull'afasia politica di questo momento, il fattore che a nostro avviso ha maggiori responsabilità nell'aumento, di elezione in elezione, di un astensionismo consapevole. Favorire l'incontro e la collaborazione tra le idee capaci di rispondere alle grandi questioni che deve affrontare l'Italia, come parte protagonista dell'Europa, è la risposta di maggior efficacia rispetto alle logiche di pura affiliazione dominanti nei partiti. C'è una straordinaria riserva di competenze e di responsabilità che quotidianamente permette la continuità economica e sociale cui occorre dare la parola affinché la politica pubblica torni a riferirsi agli interessi generali di queste e delle future generazioni. È chiaro a tutti che ciò non può essere il prodotto di contrapposizioni sociali e regionali, che non sarà una presunta divisione dell'Italia in piccole patrie a mettere mano a riforme sostanziali capaci di ridare senso e affidabilità popolare alle nostre istituzioni. Piuttosto dietro la politica delle contrapposizioni neotribali rischia di restare immutata la pratica dell'assalto alla cosa pubblica e della dissipazione delle sue risorse economiche con moltiplicazione delle fonti di spesa. Al contrario, occorrono proposte politiche capaci di parola e di azione a fronte delle crisi aperte sul piano internazionale, tanto sul piano dei mercati finanziari che su quello della globalizzazione economica e migratoria, quanto per le questioni ambientali con le sfide del cambiamento del clima.

Occorre quindi un nuovo protagonismo municipale perché migliori la qualità del vivere sociale a partire dai servizi, dai trasporti, dall'ambiente e dalla cultura. Non si tratta di rispolverare ed alimentare lo scontro tra campanili, come è stato con il caso Malpensa-Fiumicino, Roma-Venezia per il cinema e le olimpiadi, Milano-Torino per Intesa-San Paolo. Si tratta di ridare qualità e poteri di controllo alle assemblee elettive locali, di valorizzare le qualità professionali sulle appartenenze nella selezione dei dirigenti, tanto nella sanità che nella programmazione urbana ed infrastrutturale. Un nuovo municipalismo deve dare vita a reti di collaborazione per progetti capaci di innovare l'Italia. L'Expo del 2015, sui temi legati alla filiera agroalimentare e all'innovazione energetica, può costituire un importante banco di prova per una rete collaborativa del municipalismo italiano.

Non possiamo rassegnarci a essere spettatori di un'occasione perduta dentro all'autoreferenzialità degli interessi particolari che si contendono le risorse normative e finanziarie pubbliche. Questo processo di riqualificazione della politica si avrà se i cittadini italiani saranno una comunità, una opinione pubblica avvertita, non solo telespettatori divisi per share audiovisivo che si esprimono attraverso sondaggi. Per questo la possibilità di avere una partecipazione informata, attraverso gli organi di informazione e il grande spazio pubblico di Internet, a partire dalle questioni del proprio quartiere e del municipio, favoriscono l'assunzione di responsabilità in luogo dell'indifferenza fatalistica.

La proposta lanciata da Croppi con A che serve l'Italia va in questa direzione. Lunedì, 17 maggio alle ore 18,30 al Teatro Parenti di Milano il professore Marco Vitale e Bruno Tabacci si confronteranno intorno alla questione fiscale come questione politica, cui si lega la capacità di sovranità pubblica. Quando la percentuale di elusione e di evasione fiscale arriva al trenta per cento il problema non è solo di gettito per le casse dello Stato, il problema riguarda la legalità e la trasparenza degli attori economici e finanziari del Paese. Detrarre tutto, detrarre tutti questo il tema su cui ci si confronterà. E si tratterà poi di impegnare il Parlamento e le competenze professionali in una complessa istruttoria per la fattibilità di una riforma che implica trasparenza e responsabilità diffuse. Se relazioniamo questo problema con la fragilità che manifesta la classe dirigente di fronte alla corruzione, ci rendiamo conto che in una simile deriva sono protagonisti interessi dei mercati internazionali e le mafie locali, non i talenti e le imprese italiane.

L'incontro milanese è promosso da persone che conoscono e hanno conosciuto responsabilità amministrative istituzionali, con diverse esperienze e maggioranze di riferimento. Umberto Croppi, Sergio Scalpelli, Peppe Nanni e anche il sottoscritto sono infatti tutti figli delle stagioni del nuovo protagonismo generazionale, che oggi riscontrano tutti i limiti svianti della contrapposizione destra/sinistra per rispondere all'esortazione del cardinale Carlo Maria Martini con la quale Schiavi, Vitale e Scaparro hanno concluso il Manifesto per Milano, lanciato dal Corriere della Sera: «Cari ragazzi, amate la città e il nostro Paese, e apritevi alla dimensione del mondo. Sappiate prendere a onore la dimensione civile della vita». Una società aperta ed inclusiva, capace di costituire una comunità che partecipa alle sfide internazionali cogliendole come opportunità per un'innovazione qualitativa, è una società capace di futuro. A questo serve l'Italia, su questo deve riconfermarsi il patto civile per una celebrazione non retorica dell'unità nazionale.