FORUM DELLE IDEE
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26 dicembre 2011
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Peppe Nanni
Rete- tempo- politica


RETE
La Rete si pone come princeps, nuovo inizio, che libera la potenza dell'Evento. La fluidità tra i nessi, il gioco di rifrazione tra i nodi, concepito come campo energetico privo di centro, non affida a nessuna istituzione burocratica le chiavi del cuore avventuroso di questo logos eracliteo (“per quanto tu cammini, non troverai mai i confini dell’anima”) ma moltiplica l'energia, consentendo al sistema di scambio, a Matrix, di concentrarsi nella distensione, strutturando in modo inedito le sue combinazioni molecolari.

RETE-TEMPO
Il tempo veloce e sapiente – insieme ermetico ed ermeneutico –  che la rete e tutti i media della modernità offrono alla nostra esistenza individuale, irrompono nella dimensione politica come un’occasione eccezionale di ripensare anche spazi modi tempi della vita activa. Solo nell’accettazione del tramonto della politica, nel deperimento assistito di ogni forma di passione civile, trova spazio il lamento insopportabile sulla fine dei Valori, che si autoalimenta nell’inerzia di un tessuto sociale sfibrato e senescente, nella paura preventiva dell’ibridazione, nella paralisi dell’azione e dell’immaginazione collettiva. Si crea – o si restaura – una società antipolitica, dove lo spazio pubblico è occupato da istanze privatistiche e la legislazione si esprime troppo spesso attraverso una progressione di divieti e quasi mai nel quadro di un progetto costruttivo che miri ad ampliare la sfera delle libertà attive e a stimolare e facilitare la partecipazione degli individui alla vita politica. Un realismo asfittico proclama l’interdetto contro ogni orizzonte di trasformazione qualitativa dell’esistente. e l’impegno nella vita pubblica è considerato un mestiere da professionisti quando non un male necessario. Sotto questo cielo plumbeo, il tempo non conosce soluzioni di continuità e promette, con triste lentezza, l’eterno ritorno dell’uguale.

TEMPO-POLITICA
La politica è una grammatica del tempo: consiste in un flusso di decisioni veloci, scandisce un ritmo incalzante, procede per scarti repentini, inietta continuamente nella realtà massicce dosi di ragionata passione. Aderisce alla contingenza con puntualità, perché la cosa giusta da fare oggi diventa inefficace se fatta domani. Pensiero e azione accelerati e simultanei, in mosse tattiche rapide che disegnano, inventano in fieri, una strategia; come dice Mario Tronti: “Si pensa la politica allo stesso modo che si fa politica, nel conflitto, con l’abilità delle mosse e la forza delle idee, avanzando attaccando o aggirando le posizioni dell’avversario, facendo prigionieri tra i pensieri degli altri e liberando i propri, immaginazione e conoscenza, visione dell’insieme del fronte e cura della battaglia qui e ora.” L’immediatezza del Principe vince la tarditas dei suoi nemici.

La politica innesca una concezione qualitativa del tempo: le occasioni si concentrano in attimi irripetibili, le grandi trasformazioni si attuano in tempi brevi. Il lungo periodo è il dominio dell’inerzia amministrativa, dello scetticismo retorico, della rassegnazione. Politica è slegamento dal ricatto dell’esistente, dalle paure ataviche, dai rancori del passato e dai ricatti del presente: discontinuità, scatto in avanti, scommessa progettuale. Interrogare la tradizione alla ricerca non di conferme ma di potenzialità attuali ancora inespresse. Non impegnare gli uomini per la loro provenienza passata, ma convocare i cittadini in vista della futura impresa comune. Una concezione espansiva della democrazia che mette in forma il desiderio di partecipazione politica: l’Eros di coloro che creano scocca veloce come un tracciante e poi si esprime in un tracciato segnato da decisioni fulminee.

La politica è atto sorgivo: è nascente irruzione di un inizio che impone un nuovo ritmo al tempo delle cose. Con le parole di Hannah Arendt: “Quel che importa non è tanto il concetto profondamente romano che ogni nuova fondazione è una rifondazione e una ricostruzione, quanto l’idea, diversa anche se in qualche misura connessa, che gli uomini sono preparati per il compito, in verità paradossale dal punto di vista logico, di istituire un nuovo inizio perche essi stessi sono nuovi inizi e perciò iniziatori: la capacità stessa di iniziare è radicata nella natalità".